Feldenkrais e volontariato: la mia esperienza con i bambini del Saharawi

A Grottammare, una delle località balneari più belle delle Marche, una ventina di bambini diversamente abili, provenienti dal Saharawi (ex Sahara spagnolo) è ospite nella scuola elementare in un programma di sostegno umanitario dell’Associazione Rio de Oro. Rimarranno in Italia per due mesi per analisi e cure mediche e percorsi di riabilitazione. 

Su richiesta di alcuni insegnanti Feldenkrais delle Marche l’AIIMF lancia un appello ai soci che sono disposti a collaborare per rendere il soggiorno dei piccoli più proficuo. La risposta supera ogni aspettativa e a turno una quindicina di insegnanti si reca a Grottammare avviando un’esperienza che presenta molte novità interessanti nel modo di operare come insegnanti e di collaborare con i colleghi e con gli altri operatori.

I bambini, di età compresa tra i cinque e i quattordici anni, presentano diverse carenze funzionali e disturbi neuromotori.

L’esperienza a Grottammare con i bambini del Saharawi è durata per me cinque giorni. Sono stati giorni intensi in cui il tempo mi sembrava si fosse dilatato e che mi hanno arricchito tanto dal punto di vista personale. Sono arrivata sentendomi impreparata, ma il sostegno e la collaborazione dei colleghi è stata preziosa affinché ognuno di noi potesse dare il suo contributo.

Il contesto era sicuramente unico, con bambini “particolari” che ci hanno regalato solo sorrisi. In loro ho visto veramente quella “tabula rasa” su cui si può scrivere di tutto, con tanta voglia e capacità di imparare e senza tutti i limiti che la nostra organizzazione sociale impone.

Da un punto di vista professionale il mio obiettivo è sempre stato quello di stabilire un contatto nel rispetto della loro essenza e perché mi sembrava fondamentale – e il Metodo me lo insegna – per stimolare il loro sistema nervoso, indicando una possibile via da percorrere per migliorare il modo di camminare, di respirare, di girarsi, di afferrare, di spingere.

Credo che tutti noi fossimo consapevoli del fatto che l’unica cosa importante per loro era quella di stare meglio in piedi, appoggiare bene i piedi a terra, tenere la testa sollevata, spingere la carrozzina, controllare la salivazione, per un motivo molto semplice, ma essenziale per la dignità della persona: l’autonomia. Per questo abbiamo coinvolto anche i volontari che si occupavano dei bambini per lavarli, vestirli, farli mangiare, cercando di comunicare la nostra voglia di “educare” e non di “assistere” i loro gesti, di giocare con loro e non di farli giocare, trasformando ogni occasione in un’occasione di apprendimento.

Abbiamo cercato di dare a questi bambini gli strumenti perché possano continuare il cammino sulla strada dell’autonomia anche quando saranno a casa e in cambio la nostra vita è cambiata.

Grazie.


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