Sentire senza lottare

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Che cos’è il piacere del movimento?
Secondo me è una sorta di limite che raggiungiamo muovendoci, quando iniziamo a sentire una certa intensità e questa stessa intensità può essere già piacere. Ci sentiamo vivi. La percezione si intensifica e acquista qualità e sappiamo che potremmo andare oltre – potremmo allungarci di più, flettere di più, camminare più velocemente – ma è proprio questo limite che ci permette di sentire il piacere. Il piacere del movimento che è il piacere nel corpo. Sentiamo anche che è il massimo di quello che è possibile sentire in quel momento. E forse è meglio non oltrepassarlo perché vorrebbe dire farsi “male”. Sentiamo le nostre forze agire e andare oltre vorrebbe dire superare queste forze e quindi “sforzare”.

C’è un limite che ci fa sentire e assaporare il piacere e c’è un limite subito dopo che ci fa sentire lo sforzo ed è come non rispettarsi e volersi punire. Tra questi due estremi c’è uno spazio, che io definisco spazio di piacere e “di senso”, dove nasce e si sviluppa la consapevolezza, perchè la consapevolezza appartiene al momento presente e ci fa sentire vivi e positivi.
Il tempo che intercorre tra l’intenzione e l’azione rappresenta la possibilità di sviluppare la consapevolezza: è un tempo interiore, esclusivamente nostro, che non appartiene all’esterno.
È uno spazio neutro e di pace e in questo spazio, dove anche il tempo si dilata, possiamo sentire senza lottare.

La percezione di sé o la coscienza di sé sono la consapevolezza del corpo nella sua risposta viva e spontanea. Quindi io sono più cosciente di me stesso quando sono affamato, stanco, assonnato, eccitato o quando sento dolore o piacere. Sono meno cosciente di me quando il mio corpo è insensibile e senza risposte. Alexander Lowen


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