L’adattamento creativo è vincente

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Sempre più studi su salute fisica, benessere emotivo, longevità e felicità mostrano che l’abilità degli individui di essere consapevoli del proprio mondo interiore e di sentirsi profondamente legati agli altri, aiuta a sviluppare resilienza e a promuovere la salute.
In quest’ottica, sono efficaci quei metodi che mirano ad una maggiore integrazione perché attivano il cervello e stimolano la crescita neuronale e il Metodo Feldenkrais, pur avendo più di 60 anni, è all’avanguardia perché uno dei suoi obiettivi principali è proprio l’integrazione.
Che cosa significa integrare?
Significa creare un collegamento tra parti differenziate di un sistema e/o tra le molteplici parti di sé. Quando siamo integrati, viviamo in armonia. Secondo il Metodo Feldenkrais “l’integrazione è il trasferimento di apprendimento in ciò che facciamo” e quindi ciò che facciamo è sempre modificabile e migliorabile.
C’è qualcosa che non va nella tua vita e vorresti modificarla e non sai come fare?
Con il Metodo Feldenkrais si è in grado di partecipare al processo di miglioramento imparando come “funzionare” con modalità semplici, facili e piacevoli eppure efficaci.
I nostri modi di agire hanno una storia che comincia con attività primarie biologiche e con potenzialità che abbiamo in comune con gli animali della nostra specie (filogenesi) e queste stesse attività sono poi differenziate e sviluppate mediante i processi di apprendimento (ontogenesi).
Grazie al processo di apprendimento e contrariamente a quanto si è creduto per molto tempo, il cervello cambia continuamente, si formano sempre nuove connessioni e si modifica la struttura interna delle sinapsi esistenti.
Possiamo quindi modificare e riorganizzare i nostri schemi neuromotori durante tutto il corso della vita e Moshe Feldenkrais, ideatore del Metodo che porta il suo nome, lo ha dimostrato con il suo lavoro. Possediamo la capacità di migliorare le nostre azioni che sono essenzialmente frutto di un processo di apprendimento. Una capacità “principalmente” umana è proprio quella di imparare.
Le recenti scoperte sul funzionamento del sistema nervoso e la conferma che il nostro cervello è malleabile (neuroplasticità cerebrale) sottolineano la necessità di creare le condizioni migliori  e di dare gli stimoli adatti al cervello perché possiamo continuamente apprendere. A tal fine si sono rivelati importanti:
lo stile di vita (ore di sonno, alimentazione, attività fisica)
l’apertura alle novità, intesa come flessibilità e senso dell’umorismo
l’empatia e l’abilità nelle relazioni interpersonali
la pratica della meditazione e della presenza.
Aiutare il cervello a cambiare e sviluppare nuovi percorsi neurologici e connessioni significa aiutare la persona a superare la limitazione e il dolore, a raggiungere livelli sempre maggiori di prestazioni fisiche, di equilibrio emotivo e di creatività.
Il cervello umano è il sistema di connessioni più complesso che esiste in natura: un sistema informativo in grado di auto-organizzarsi. Esso si forma e cresce con l’esperienza attraverso il movimento. Il Movimento include non solo quello del corpo nello spazio – movimento dello scheletro e muscoli – ma anche il movimento del pensiero, emozione e sensazione. Ogni atto implica tutti questi aspetti anche se di solito siamo attenti solo a uno o due di essi.
Praticare il Metodo Feldenkrais vuol dire portare attenzione a tutti questi aspetti: la modalità di apprendimento attraverso le lezioni di gruppo è detta Consapevolezza Attraverso il Movimento ed è anche definita Mindfulness in movimento.

Quando vogliamo fare qualcosa e lo troviamo difficile, ci sono sempre contrazioni non volute a cui diamo corso, dovute a motivazioni non riconosciute. Siamo costretti a sforzarci fino a un livello di eccitazione sufficiente per vincere non solo la difficoltà oggettiva, ma anche la resistenza interna. Da qualche parte, tra la testa e il bacino, mettiamo in atto ciò che corrisponde alla nostra esperienza personale di essere deboli, di essere inferiori al compito, di non essere abbastanza bravi o di cercare di sembrare l’opposto di queste cose: in breve mettiamo in atto la compulsione. – Moshe Feldenkrais

Serve curiosità e flessibilità contro ripetitività e compulsione.
Per il cervello la curiosità è la vera molla: è dentro il sistema nervoso e funziona benissimo quando siamo bambini, ma da adulti ci dimentichiamo quasi di averla e bisogna continuamente accenderla. Cosa ti posso suggerire?

Cerca di non essere ripetitivo, adotta un altro punto di vista, impara qualcosa di nuovo in ogni situazione, anche quelle più familiari.
Non fissarti suoi tuoi obiettivi da raggiungere e accogli tutto ciò che incontri lungo la strada e che non avevi previsto. Sii grato dei risultati intermedi e parziali. Considera la possibilità di modificare l’obiettivo lungo la strada. @agatamovimentinaturali

Così riesci a dare molte più informazioni di supporto al tuo cervello che sarà stimolato a trovare più strade e più soluzioni.
Questo è l’atteggiamento necessario per diventare resilienti e mentalmente flessibili.
Il termine resilienza appartiene alla fisica ed è riferito alla resistenza di un materiale agli urti e alla eventualità di rompersi senza però spezzarsi.
Diventare resilienti vuol dire diventare flessibili come la canna di bambù agitata dal vento che resiste, si piega ma non si spezza. La resilienza aggiunge alla semplice resistenza passiva la dimensione dinamica e positiva della flessibilità e crea la capacità di fronteggiare volta per volta la situazione e di trarre da questa maggiore forza, di riconoscere il vantaggio. Quando si diventa flessibili si cambia quasi senza accorgersene perché si diventa capaci di adattarsi creativamente, perché si riesce a mettere in campo le proprie potenzialità per gestire la situazione al meglio ed uscirne rafforzati e vincitori.

Non si rimane uguali, non si ritorna ad essere come prima, ma si evolve. @agatamovimentinaturali

Nell’uomo, lo sviluppo straordinario dei lobi frontali (del sistema sopra-limbico in generale) prova che il funzionamento del cervello costituisce un miglioramento evolutivo e favorisce la sopravvivenza dei meglio adattati. Meglio adattati non significa che vivono quelli che accettano passivamente le condizioni poste da altri o dall’ambiente, ma quelli che creativamente sanno fare di queste condizioni le migliori condizioni per vivere una vita di qualità e non di quantità, che si mettono in gioco e vivono l’esperienza, che interagiscono con l’ambiente e con gli altri e mostrano flessibilità mentale per migliorare e costruire relazioni appaganti.

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