Viaggiare e percepire il corpo: questione di attenzione

Come possiamo sviluppare “attenzione” a noi stessi e all’ambiente? Viaggiare è anche utilizzare il corpo come mezzo per indagare la realtà e la cultura. 

Abbiamo bisogno di recuperare la nostra capacità di “percepire” il corpo: perché non farlo anche quando viaggiamo?

Diverse sono state le esperienze della mia vita fatte dopo la formazione per diventare Insegnante Feldenkrais. Solite e insolite. Ma tanto è cambiato nella mia vita perché è cambiato il mio modo di vedere o meglio vedo tutto sempre con occhi nuovi.

Il Feldenkrais per esempio mi ha dato gli strumenti per esplorare la relazione corpo-spazio, che prima non riuscivo a cogliere. Mi ha permesso di rinnovare il rapporto con l’attività fisica e sportiva che per me era diventata faticosa e forse anche impraticabile per via dei miei problemi di salute. E che invece si è rivelata un’attività interessante e fonte di piacere per le possibilità che si aprono e le continue trasformazioni che opera in me a livello corporeo.

L’approccio che il Metodo propone è un approccio esperienziale e questo mi ha consentito di fare un percorso di ricerca che ha trasformato in modo significativo la mia idea riguardo al nostro funzionamento fisico e psicologico. E tutto a partire dall’osservazione che pensieri ed emozioni differenti emergono da corpi differenti e che per via di un diverso modo di vestire, per esempio, cambia non solo il nostro aspetto esteriore e quindi il corpo, ma anche la nostra mente.

E per questo vorrei parlarvi della mia ultima esperienza: il trekking e il viaggio fatto in Myanmar. Un trekking di tre giorni attraverso un Paese meraviglioso, tra pinete, campi coltivati, villaggi di contadini, di donne dedite al lavoro, di gesti quotidiani e diversi però dal mio “mondo quotidiano”, di bambini liberi e felici. Un trekking a contatto con una realtà lontana dalla mia vita eppure presente nel mio vissuto, nei miei ricordi d’infanzia passata in campagna, di libertà assaporata quando si giocava per strada o si andava in bici d’estate la sera tardi in mezzo alla strada ormai senza tante auto in circolazione. Un cammino attraverso paesaggi meravigliosi e colori vivissimi, con tanta voglia di fermarsi di più nei villaggi per scambiare saluti con le persone incontrate, sorrisi con bambini curiosi, per farsi fotografare con un’intera scolaresca e la loro dolcissima maestra. Con tanta voglia di riposare e rimanere di più all’ombra di enormi ficus, di ammirare fiori sconosciuti e le foreste di bambù. Un cammino che mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco, di sperimentare quella “nuova organizzazione” di movimenti-sentire-emozioni e pensieri che deriva dalla pratica del Metodo Feldenkrais di questi ultimi anni della mia vita.

Anche la fotografia ha assunto un significato diverso per me. Le cose, le persone erano lì non per essere fotografate, ma per essere viste. Viste nella loro diversità e originalità, viste semplicemente perché esistenti. 

Un’esperienza che mi ha permesso di capire che c’è la possibilità di cogliere le relazioni umane ad un diverso livello, guardando semplicemente le persone negli occhi e facendosi guardare e sentire che questo produce un effetto a livello fisico.

Si tratta di viaggiare attenti. Con attenzione a se stessi e all’ambiente. Quell’attenzione che si sviluppa quando riusciamo a percepire il corpo, il corpo in movimento nel momento presente. Quando riusciamo a sentirci parte di un paesaggio nuovo e camminare in mezzo alla natura ci fa sentire finalmente connessi al nostro mondo interiore; quando ci mescoliamo ai colori, ai profumi e odori di un mercato di altri tempi in un altro luogo, quando gustiamo un cibo diverso che racconta il lavoro, la fatica e le gioie di altra gente.   

Il mio viaggio in Myanmar è stato un’occasione per viaggiare con attenzione e interesse in un Paese lontano di cui ho potuto leggere la cultura anche attraverso il corpo della sua gente. Perché il nostro corpo è espressione della nostra cultura.

Donne molto belle dal bel portamento. Corpi ben allineati, pesi portati sulla testa con estrema facilità, passo regolare e leggero: niente fretta, niente teste basse. Tanto ritmo! Bambini che non portano zaini pesanti sulle spalle, camminano scalzi, a gruppi di tre di due di cinque, curiosi e sorridenti. Tutti bellissimi da vedere: restavo ammirata da tanta semplicità e leggerezza. Anche questo lo sentivo a livello fisico: tutto mi trasmetteva un grande senso di pace e armonia. Sentivo dentro di me tanta energia.

Dopo ogni esperienza ci ritroviamo con un corpo diverso e anzi, direi che il corpo è un mezzo importante per indagare e penetrare la realtà e la cultura. A nostra disposizione sempre.

Possiamo fare esperienza di come sia possibile percepire in maniera precisa la diversa organizzazione interna che il corpo assume in relazione alle diverse situazioni. E per situazione intendo l’insieme di movimenti sensazioni emozioni e pensieri che costituiscono un determinato momento del nostro vivere.

Praticare il Metodo Feldenkrais è un modo di conoscere la relazione esistente fra questi elementi e lo Spazio, l’Ambiente in cui viviamo; è conoscersi attraverso il movimento.

Abbiamo bisogno di recuperare la nostra capacità di “percepire” il corpo. Un bel modo di farlo è viaggiare.

Il Feldenkrais è un Metodo di educazione somatica che aiuta a stare nel processo della vita, ad accogliere momento per momento tutte le trasformazioni che fanno parteon della vita stessa. Corpo-Mente-Spazio-Cultura sono in continua relazione tra loro e la possibilità di sentire e capire una parte del tutto (il corpo o meglio il corpo in movimento) ci permette di capire tutti gli altri.

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