MOSHE FELDENKRAIS: BIOGRAFIA DI UN INNOVATORE

Il Metodo Feldenkrais risulta più facilmente comprensibile conoscendone la provenienza. La pratica del Metodo è strettamente legata alla cultura del suo “ideatore”, alla sua conoscenza e al rispetto per il sapere dell’oriente e dell’occidente.

In quattro anni di formazione ho sentito parlare spesso di quest’uomo, il “costruttore” del metodo che da lui prende il nome. Diversi miei insegnanti che lo hanno conosciuto ed in particolare Mara Della Pergola, unica italiana sua allieva diretta, fondatrice dell’Istituto di Formazione Feldenkrais di Milano, da me frequentato.

Ci è stato presentato come un uomo un po’ burbero, ma dotato di grande umanità, che ci sapeva fare con i bambini. Ho visto molti video che lo riprendevano mentre lavorava e mi hanno molto colpito proprio quelli in cui dava lezioni ai bambini o a persone in sedia a rotelle che avevano subito paralisi cerebrali. Li trattava con grande rispetto, nella certezza della loro intelligenza e capacità di apprendere, nonostante i loro gravi problemi.

Moshe Feldenkrais nasce nel 1904 da una famiglia ebraica di madrelingua russa nella città ucraina di Slavuta, culla della tradizione del chassidismo: una cultura intellettuale e spirituale che egli eredita e che sarà per lui fonte di ispirazione.

A soli 14 anni Feldenkrais lascia la famiglia d’origine per emigrare in Palestina. Lavora nei cantieri edili, frequentando corsi serali per il diploma di scuola superiore, che ottiene nel 1925.

L’interesse per il lavoro fisico e il movimento è vivo in lui sin dagli anni giovanili; è un abile giocatore di calcio e si appassiona alle arti marziali e alle tecniche di autodifesa. Ed è proprio giocando a calcio che nel 1929  subisce una lesione al ginocchio, seguita da altri traumi che in seguito si sarebbero aggravati. Questa condizione inciderà sull’elaborazione del Metodo. 

Nel 1930 si trasferisce a Parigi dove conosce il maestro Jigoro Kano, fondatore del judo e diventa una delle prime cinture nere in Europa (1936).

In uno dei loro primi incontri, è lo stesso Kano a dire a Feldenkrais: “Credo che tu sia la persona adatta per portare il judo in Europa”. Lo aiuta a diventare un “buon judoka” e insieme fondano la prima scuola di judo a Parigi, il Judo Club de Paris. Nel frattempo Feldenkrais consegue la laurea in ingegneria e, più tardi, il dottorato di ricerca in ingegneria meccanica ed elettrica alla Sorbona. Lavora come assistente ricercatore di fisica nucleare con il premio Nobel per la fisica Frédéric Joliot-Curie. Ricerca scientifica e pratica delle arti marziali sono i due campi di indagine di questi anni. Approfondisce anche lo sviluppo infantile dopo il matrimonio con la pediatra Yona Rubenstein (1938).

Rifugiatosi in Gran Bretagna nel 1940, con i tedeschi alle porte di Parigi, lavora fino al 1946 per la marina militare con incarichi nei sistemi di difesa sottomarini. Non abbandona i suoi interessi e insegna ai colleghi tecniche di autodifesa. Ritornano i dolori al ginocchio, dovuti all’infortunio subito anni prima e per evitare un’operazione molto rischiosa e dall’esito incerto inizia a esplorare e a sperimentare su di sé piccoli movimenti che possano aiutarlo a migliorare. Scopre lavorando su di sé, le sottili connessioni neuro-muscolari inconsce tra tutte le parti del corpo e aumenta così il suo grado di consapevolezza in termini di propriocezione e di sensibilità cinestetica. Si apre la strada al suo Metodo, basato sull’auto-osservazione e sull’auto-educazione. Approfondisce gli studi di neurologia, anatomia, fisiologia, biomeccanica, psicologia e le modalità dell’apprendimento umano. Dopo essere tornato a camminare in modo efficiente, inizia a divulgare le sue scoperte in conferenze e tramite lezioni e lavoro individuale con alcuni colleghi.

Nel 1949 pubblica il suo primo libro sul Metodo: “Body and mature Behaviour. A Study of Anxiety, Sex, Gravitation and Learning”,  in italiano “Il corpo e il comportamento maturo. Sul sesso, l’ansia e la forza di gravità – Ed. Astrolabio”, in cui espone le sue teorie sul movimento, l’apprendimento e la salute della persona. Un testo che si inserisce nel clima culturale del suo tempo, che nella prima metà del Novecento vede nascere il movimento della psicologia umanistica e un nuovo paradigma dell’individuo, inteso come organismo integrale. Contribuisce egli stesso allo sviluppo del nuovo orientamento culturale e nel corso della sua ricerca è influenzato da numerosi scienziati, teorici e maestri dell’epoca come Emile Coué, F.Matthias Alexander, fondatore della tecnica posturale che porta il suo nome; il filosofo armeno George Gurdjieff; il musicista ed educatore Heinrich Jacoby; lo psicoterapeuta Fritz Perls; Milton Erickson, psicoterapeuta che rivoluzionò la prassi dell’ipnosi; lo psicologo e sociologo sovietico Alexander Lurija; Elsa Gindler, pioniera del lavoro somatico; il biologo Ludwig von Bertalanffy, fondatore della teoria generale dei sistemi; il medico William H. Bates, ideatore del metodo per la cura dei difetti visivi che porta il suo nome.

Nel 1951, rientrato in Israele, dirige il Dipartimento di elettronica del Ministero della difesa. Si stabilisce a Tel Aviv, lascia il lavoro e si dedica definitivamente all’insegnamento e alla formazione di insegnanti del suo metodo in Israele, in Europa e negli USA. Riscontra anche negli altri gli effetti sperimentati su di sé, approfondendo, accanto all’aspetto riabilitativo, la ricerca riguardo all’apprendimento e all’evoluzione del movimento umano.

Nei primi Anni 60 pubblica “Conoscersi attraverso il movimento – Ceduc Libri”.

Nel 1981 si ammala, durante quello che fu il suo ultimo corso di formazione tenutosi ad Amherst nel Massachussetts e Muore a Tel Aviv nel 1984.

Prima della morte, pubblica “Le basi del metodo – Ed. Astrolabio”, mentre postumo esce  “L’io potente – Ed. Astrolabio”, il cui manoscritto originale risale all’inizio degli Anni 50.

Considerato tra i più interessanti nella letteratura psico-corporea è il libro “Il caso i Nora – Ed. Astrolabio”, pubblicato per la prima volta nel 1977 e che doveva essere il primo di una serie di dodici casi clinici diversi, ma che non ha avuto seguito. Nella sua prefazione, costruita con frasi dello stesso autore tratte da alcuni suoi libri, si legge: “Fra i miei clienti ho avuto persone famose come l’antropologa Margareth Mead, il violinista Yehudi Menuhin, il regista Peter Brook e il giocatore di pallacanestro Dr j. Erwin.” E tra gli altri sappiamo che ci sono stati anche Leonard Bernstein, Moshe Dayan, David Ben Gurion.

Continua così, Feldenkrais, per spiegare quello che fa: “Nel toccarla e muoverla non chiedo nulla alla persona che tocco: mi limito a sentire di cosa ha bisogno (che lei lo sappia oppure no) e cosa in quel preciso momento posso fare affinché si senta meglio”.

Di recente pubblicazione il libro-raccolta di articoli e interviste di Feldenkrais “La saggezza del corpo – Ed. Astrolabio, 2011”, che sottolinea ancora una volta come il Metodo nasca da uno straordinario amalgama di stimoli.

Il libro che mi ha fatto conoscere maggiormente la straordinaria personalità di Feldenkrais è “Lezioni di Movimento – Ed. Mediterranee”: la trascrizione di un seminario che in dodici lezioni ci fa compiere un percorso evolutivo che va dalla biologia alla socialità dell’uomo. Feldenkrais è un uomo di scienza, concreto, che quando parla di realizzazione di sé non si riferisce all’illuminazione, ma al continuo miglioramento dell’uomo grazie al suo sistema nervoso e al raggiungimento di una libertà di scelta che è la vera caratteristica del genere umano.


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